L’abbazia di San Galgano è parte di quell’immenso patrimonio artistico italiano purtoppo poco conosciuto e che merita di essere visitato almeno una volta nella vita — (Andrea Scollo)

Chiusdino (Siena) — A raccontarlo ad un inglese che non è mai stato in Italia forse nemmeno ci crederebbe; in fondo quella di Re Artù e della sua Excalibur sono solo figure leggendarie appartenenti al Ciclo bretone.

L’eremo di un Santo. Ma la spada di Montesiepi è vera, penetra in profondità la roccia che la tiene saldamente e l’uomo che ve la conficcò venerandola come un croce è realmente esistito: Galgano Guidotti, cavaliere di nobile lignaggio votato alla violenza e ad ogni genere di dissolutezze, si convertì alla fede dopo aver ricevuto la visione di Gesù e dei dodici apostoli ed in questo luogo si ritirò in eremitaggio. Le sue spoglie sono oggi venerate dalla Chiesa cattolica.

Un destino beffardo per la spada. Pare, comunque, che la spada del Santo non abbia avuto sorte felice, almeno stando a due episodi risalenti al secolo scorso: vandalizzata una prima volta negli anni ’60 ed una seconda nel 1991 da giovani che nel tentare di estrarla dalla roccia l’hanno spezzata all’altezza dell’elsa. Non a caso oggi la protegge da queste “bischerate” un pannello in plexiglass. Così si presenta a fedeli e visitatori la spada di Galgano, conficcata in una roccia al centro di una chiesa a pianta circolare eretta su di un colle nelle verdeggianti campagne senesi.

L’abbazia di San Galgano. A valle, distante non più di 100 metri dall’eremo, riposa invece lo scheletro di un’abbazia cistercense eretta attorno al 1288 e consacrata a San Galgano. A partire dal XIV secolo una serie di vicende portarono una profonda crisi nella comunità monastica che curava l’abbazia; l’intero complesso venne abbandonato e le scellerate gestioni degli abati commendatari cui venne affidata nel ’500 la cura della chiesa e del monastero ne accelerarono il processo di decadenza. Verso la fine del ’700 crolla il tetto della cattedrale (dopo che ne era stata rimossa la copertura in piombo) ed anche campanile, colpito da un fulmine. Convertita in una fonderia, l’abbazia venne poi sconsacrata ed infine abbandonata. Oggi il complesso è restituito al pubblico dopo che un lungo restauro conservativo, iniziato  nei primi decenni del secolo scorso, ha consolidato quanto rimane dell’abbazia e del monastero adiacente.

Dove si trova. Il complesso monumentale di San Galgano sorge a circa 30 km ad Ovest di Siena, tra i comuni di Monticiano e Chiusdino. Proprio di fronte all’abbazia si trova il podere di San Galgano, un’antica casa colonica adibita ad agriturismo.


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A mio giudizio. L’abbazia di San Galgano è parte di quell’immenso patrimonio artistico italiano purtoppo poco conosciuto e che merita di essere visitato almeno una volta nella vita. Avvolti da un’atmosfera unica, carica di fede, storia e mistero, i motivi architettonici dei complessi monumentali si fondono alla perfezione con i profili di uno tra i paesaggi più incantevoli e selvaggi della bassa Toscana. La leggenda di Re Artù non può che esser nata qui.

Consigli. Agli appassionati di fotografia suggerisco di portare con se un cavalletto: l’abbazia di San Galgano è, infatti, uno dei contesti più soggestivi dove scattare foto da elaborare successivamente al computer in High Dynamic Range. Tanta pazienza ed un pò di pratica possono regalare scatti come questo.